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Smart Working, la nuova frontiera del lavoro in Italia?

Lo smart working, lavoro agile, telelavoro o lavoro da remoto che dir si voglia è una modalità tornata in auge in questo periodo segnato dalla pandemia Covid-19 che ha obbligato una moltitudine di realtà produttive ad adattare le proprie procedure con le necessità di tutela della salute dei propri dipendenti. Lo smart working non è una novità. Si stima che dal 2005 al 2019 la forza lavoro da casa sia aumentata del 140%, secondo i dati del Global Workplace Analytics. Un numero notevole non solo in percentuale ma proprio in numeri puri: stiamo parlando di circa 13,4 milioni di persone che svolgono la propria attività da remoto o da casa.

I pro e i contro del lavoro da casa

Lo smart working non è semplicemente lavorare da casa ma è da considerarsi sempre più un mind-set che coinvolge il lavoratore da casa, i colleghi, i responsabili e in generale di tutta l’azienda. Sicuramente ci sono dei vantaggi a lavorare da casa, come il risparmiare le spese di spostamente, i pasti fuori casa, l’usura dell’auto, il caffè in pausa: insomma di sicuro si spende meno. Oltre ai vantaggi correlati come risparmiare il tempo di spostamento per raggiungere il posto di lavoro, un paio d’ore tra andata e ritorno e quindi avere più tempo per la famiglia o per se stessi. Ma nel lavoro da casa, o smart working, ci sono pro e contro da valutare sempre con molta attenzione. Risparmio economico individuale ma anche riduzione dei consumi, maggior produttività ma anche lavoro senza limiti, maggior indipendenza ma anche solitudine: lo smart working ha numerosi pro e contro, e molti aspetti hanno anche un rovescio della medaglia.

Con lo smart working indubbiamente equivale ad un risparmio economico: non recarsi al lavoro e non spendere l’euro per il caffè per intenderci. Però nel contesto macroeconomico quel caffè non preso al bar significa un barista che lavora di meno. Un bel rovescio della medaglia. Sicuramente con meno persone che si spostano si avrà una riduzione dell’inquinamento e dell’intasamento delle strade percorse per giungere al lavoro con un proporzionale miglioramento della qualità dell’aria e, a tendere, della vita. Basti pensare che nella Fase 1 in Italia i livelli di inquinamento di zone rosse come Piemonte e Lombardia è sceso ai minimi storici. Una bella soddisfazione per la nostra salute! La visione più ingenua dello smart working è quella secondo la quale basta un bel computer e il gioco è fatto. Non è così: un bel computer senza una connessione stabile e potente è come un motore senza benzina, e nel nostro Paese sono ancora molti i centri non raggiunti dalla fibra ottica o almeno dalla banda larga, senza le quali lavorare da casa può diventare un calvario. Questo lo annoveriamo tra i contro.

C’è chi, alle prime esperienze di smart working, si sente inevitabilmente solo e abbandonato, abituato com’è a stare in mezzo ai colleghi, magari in un open space. È un mind set non da poco e non banale e soprattutto difficile da acquisire: ognuno di noi ha la propria personalità e ci sono tempistiche diverse per assimilare questa modalità di lavoro, per il quale serve anche opportuna formazione oltre che gli strumenti di comunicazione adeguati, come applicazioni e software di condivisione documenti e chat professionale. Non è detto che lo smart working sia adatto a tutti.

No al Multitasking estremo

Gestire il tempo e lo spazio a disposizione quando si lavora da casa è determinante per settare le priorità della nuova giornata lavorativa: se pensiamo che lavorare da casa sia il modo per, tra un file e l’altro, fare la lavatrice, fare il cambio di stagione o altre attività che possono distrarre dal nostro compito è la strada più breve per non concludere nulla! Ci alterneremo tra 100 cose concludendone 0, senza mai trovare la giusta concentrazione per svolgere le nostre attività lavorative.

Lo smart working non è lavorare in pigiama

Questo è l’errore che la maggior parte delle persone possano commettere quando si inizia a parlare o a svolgere il lavoro da casa. Il giusto atteggiamento, affinché si mantengano anche certe abitudini, è quello di prepararsi quasi come quando si va al lavoro: mantenere le abitudini ci aiuta a tenere a mente che quello che stiamo facendo non è una vacanza forzata ma proprio il nostro lavoro. Non servirà certo la cravatta o il miglior vestito dell’armadio, ma è comunque importante cercare di replicare l’ambiente lavorativo che siamo abituati a vivere: vestirsi, ritagliarsi un piccolo spazio dove poter lavorare senza essere disturbati, e darsi una routine come se si andasse in ufficio, sono i paletti necessari per non dimenticare che si sta lavorando davvero.

Lo smart working non è una novità anche se sembra che in Italia lo sia diventato negli ultimi due mesi. Però è un’opportunità per tutti quei lavoratori e aziende che per motivi organizzativi ancora non sono riusciti a riaprire. E’ un’occasione, sfruttiamola!

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